Vietri di Potenza

“A lavà la capa a lu ciuccio s’ perd lu tiemp, l’acqua e lu sapon” (A lavare la testa all’asino si perde tempo, acqua e sapone)

 

vietri_01Vietri di Potenza è un comune italiano di 2.905 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata. Il comune di Vietri di Potenza fa parte dell’Area Programma “Marmo-Platano-Melandro”. Il paese è denominato la “Porta della Basilicata”, grazie alla sua posizione geografica, essendo il primo paese lucano da attraversare per chi proviene dalla Campania. Nel territorio di Vietri di Potenza ci sono diversi chilometri del Raccordo Autostradale “Sicignano-Potenza”. Dallo svincolo “Vietri-Balvano” (in territorio Vietrese, in contrada Cugni), fino al Viadotto Platano (confine con Romagnano al Monte, Salerno). Vietri ha due svincoli autostradali. Quello di Vietri-Balvano e quello di Vietri-San Vito. A Vietri di Potenza è stato conferito il titolo di “Città dell’Olio”, vista l’eccellente qualità dell’olio e l’imponente produzione.

La storia

Vietri Di PotenzaIn un sito abitato dalla preistoria, la sua origine deriva probabilmente da un fortilizio lucano corrispondente agli antichissimi abitati di Urseo e Acerronia. Secondo altri il sito corrisponderebbe ai “campi veteres”, dove, nel 200 prima di Cristo, avrebbe perso la vita il console romano Tito Sempronio Gracco, in un’imboscata tesa dai Lucani. In epoche successive alla caduta di Roma, fu centro fortificato dei Goti e dei Longobardi, e fece parte del Ducato di Benevento.

Subito dopo essere stata una potente roccaforte gotica e, successivamente, longobarda, divenne feudo del principato di Salerno e nel 1700 passò ai Sangro, che la vendettero ai Caracciolo nel 1705.

vietri_02Sembra che a Vietri abbiano soggiornato personaggi famosi come Papa Innocenzo II nel 1100, e re Ladislao di Napoli nel 1399. L’importanza della cittadina derivò, inoltre, da un centro di studi teologici molto attivo per tutto il Settecento, e che ebbe come animatore il Convento dei Cappuccini, famoso per la sua biblioteca ricca di oltre tremila volumi e manoscritti.

Nell’Ottocento ebbe parte attiva nei moti antiassolutistici e liberalcostituzionali (del 1820-21), attraverso la carboneria, e il 1860 accolse l’Armata insurrezionale lucana. Nel corso del Novecento, per le drammatiche condizioni di vita e del lavoro nei campi, molti Vietresi furono costretti a emigrare in Germania, Svizzera, Olanda, Belgio e nell’Italia Settentrionale.

Chiese e monumenti

vietri_03Da notare l’ex Palazzo ducale e la Torre dell’Orologio. Degni di attenzione sono i palazzi settecenteschi: Iovine, Renzi (l’ex Municipio), Vignola, Guida, Taglianetti. La zona di espansione è verso la Basentana, ove si possono notare belle costruzioni moderne, tra le quali spicca il Palazzetto dello Sport. In Piazzetta Girardelli, nel centro storico, c’è la Chiesa Madre di San Nicola di Mira che mostra la facciata barocca e il campanile romanico con cupola rivestita di maioliche, disposte a scaglie. L’interno barocco a tre navate, ha l’abside decorato con affreschi del Settecento e col bassorilievo di una Colomba. L’altare del Sacramento è in marmi policromi (1820). Da ammirare il coro (1845) con due registri e trenta stalli, realizzato da Carmine Pascarosa, di Vietri. Nella navata destra si trova, su un meraviglioso altare in pietra e in marmi policromi a tarsia, il busto d’argento di S. Anselmo, patrono del paese e il gruppo scultoreo: Crocifisso e Maria Addolorata. La navata sinistra custodisce sculture del Settecento, tra cui Madonna Immacolata (collocata sopra il bellissimo altare in pietra e marmi policromi a tarsia) e S. Felice, S. Emidio e S. Ciro (sull’altare di stucco). Della Chiesa di S. Giovanni, ubicata nel rione omonimo, rimangono solo i muri perimetrali in parte diroccati e l’abside con le nicchie affrescate da un seguace del Maestro di Tahul (sec. XII). Gli affreschi, strappati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici di Basilicata per il restauro, sono custoditi ancora a Matera, nell’attesa del ritorno a Vietri.

vietri_04In Via Rocco Scotellaro è la Chiesa dell’Annunziata, in stile tardo barocco e romanico. Il portale è datato 1694. Particolare è il campanile basso in pietra locale. All’interno, l’altare maggiore è in marmo policromo a tarsia, mentre la Mensa e il paliotto sono in legno (1998), scolpiti da Giuseppe Cirone, di Vietri. Sulla parete destra si nota il dipinto su tela ad olio di S. Michele, di Girolamo Bresciano di Pietragalla (doc. 1628-1645). Sulla parete sinistra si evidenziano un ciclo di affreschi che raffigurano scene della vita di Gesù (1719), come la Crocifissione, dipinti da un seguace di Giovanni Todisco. Bellissima è l’acquasantiera in pietra. Nella parte alta dell’abitato si trova il Convento dei Cappuccini, edificato nel 1652, che conserva un rarissimo esempio di biblioteca con testi e manoscritti del Cinquecento e del Seicento. È annessa l’antica Chiesa di S. Francesco (1652-53), che mostra sul piazzale antistante una Croce francescana, che riporta sulle due facce le immagini di S. Francesco e di Cristo Crocifisso. Sull’altare maggiore, in marmi policromi a tarsia (come gli altri altari) è sistemato un curioso polittico, assemblato nel Settecento, accostando tre tele montate su un binario per coprire un armadio portareliquie. I dipinti laterali raffigurano Santi e Sante (S. Michele, Angelo custode, S. Ludovico e S. Bonaventura) di Rinaldo Fiammingo, mentre quello centrale una Deposizione di Antonio Stabile (?) del 1580.

vietri chiesaNella cappella del Crocifisso vi è un gruppo scultoreo Madonna, S. Giovanni e angelo (?) in cui emerge un Crocifisso in cartapesta attribuito a S. Gerardo Maiella (1745- 1755), dall’intonazione devozionale. Inconsueto e raro l’uso della cartapesta, anche se dal Seicento cominciò a diffondersi, specialmente in area napoletana. Detto Crocifisso fu dato in dono dal santo alla famiglia Coppola che successivamente lo regalò al convento. Sul primo altare a destra si trova il dipinto ad olio su tavola Madonna degli Angeli fra S. Francesco e S. Antonio (1580), di Antonio Stabile. Il coro ligneo è del 1737, opera della stessa comunità monastica. In sacrestia c’è una fontana in pietra calcarea (fine Seicento), che evidenzia nella parte bassa un capitello centrale con volute ioniche, due volute a riccio (posticce) che coprono in parte i visi dei due frati a bassorilievo. In alto è lo stemma francescano. La Chiesa del Carmine, già chiesa di S. Francesco annessa al convento francescano, ora in restauro, custodisce le tele dipinte ad olio: Madonna del Carmine del Cinquecento e Matrimonio mistico di S. Caterina, di Filiberto Guma (pitt. doc. 1626-1628). In periferia la Cappella della Madonna delle Grazie è nella via omonima. Conserva in una nicchia sull’altare maggiore la statua lignea (fine Cinquecento) raffigurante la Madonna delle Grazie. Il controsoffitto ligneo del Settecento evidenzia i dipinti della Madonna delle Grazie, di santi e di sante.