Ruoti

“Dije ne libbre ra case ’n bacce i galanduomme e tèrre ’n bacce a gghimare” (Dio ci liberi da case vicino a galantuomini e terre vicino a fiumare)

Ruoti

Ruoti (Rùote in dialetto ruotese) è un comune italiano di 3.551 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, che fa parte dell’area metropolitana del capoluogo e della Comunità montana Marmo Platano.

Il paese di Ruoti è situato su di un’altura dominante il corso della fiumara di Avigliano. Il paese, situato a 751 metri sul livello del mare, confina con i comuni di Avigliano, Baragiano, Bella, Picerno, Potenza ed ha una superficie di 55,45 km².

La storia

Questa antica Rocca Osca, fortificata dai Romani, venne certamente rifondata e rifortificata dai Longobardi, fino ad assumere la funzione di un arroccato castello di grande importanza strategica durante i torbidi che avvennero prima che si costituisse il Regno normanno. L’importanza storica del feudo di Ruoti è attestata dalla metà del XII secolo.

All’epoca il feudatario, oltre che prendere l’agnomen del feudo, doveva offrire al proprio sovrano un contribuito in militi e serventi e, tutto ciò, sotto l’obbligo del giuramento; il che suggerisce la suggestiva ipotesi che oltre il prestigio, il feudo si accrescesse demograficamente. Ancora di più questa ipotesi è avvalorata dal fatto non trascurabile che Ruoti viene indicato non come Casale, ma come Terra, il che sta a dimostrare che rappresentava un centro sicuramente più importante dei casali, anche se non raggiungeva l’importanza dei centri denominati Città. Tuttavia, cercare di ricostruire con fedeltà storica gli avvenimenti di questa Terra durante il periodo medievale è impresa abbastanza ardua. Questo, essenzialmente, per due motivi: carenza di documenti e scarsa menzione da parte dei cronisti dell’epoca riguardo Ruoti ed i suoi feudatari. Restano, tuttavia, frammenti di documenti tra i quali uno che attesta il secondo anno di regno di Federico II e che tratta di un’autorizzazione concessa al potentino monastero di S. Lazzero “per fare legna nel bosco di Ruoti”.

ruoti_04Un altro frammento di documento indica semplici disposizioni di manutenzione dei castelli e delle case imperiali. Dopo la morte di Federico IIè molto probabile che Ruoti, data la sua posizione strategica, si sia trovato coinvolto in una guerra svevo-angioina per la conquista del Mezzogiorno d’Italia. Nelle insurrezioni contro gli Angioini, oltre a piccoli feudatari della zona del Vulture, fu coinvolto Roberto di Santa Sofia, barone di un feudo limitrofo a quello di Ruoti. Una volta che gli Angioini ebbero ragione dell’esercito imperiale svevo a Tagliacozzo (1268), Ruoti passò di mano in mano, da un feudatario all’altro, fino a perdere l’importanza che aveva avuto durante la dominazione degli Svevi. Ma nemmeno l’avvento della dominazione Aragonese mutò la situazione del centro abitato. La Terra di Ruoti continuò ad essere venduta tra i vari signorotti locali finché finì quasi per scomparire demograficamente in seguito ad epidemie che tormentarono il Sud d’Italia.

ruoti_05La popolazione abbandonò il centro abitato e si spostò nei campi. Questo fenomeno si registrò anche a cavallo dei secoli XV – XVI. Nel cedolario del 1508 la Terra di Ruoti risulta disabitata. Solo nel 1511 sembra uscire dalla crisi quando il conte di Muro, Jacopo Alfonso Ferilli, consentì l’immigrazione di una colonia di Albanesi Schiavoni che ricostituì il primo nucleo della popolazione ruotese. Più tardi rientrarono anche famiglie spagnole e francesi. La popolazione continuò ad aumentare fino a che, nel 1561, non raggiunse i 91 fuochi, ed iniziarono le proteste dei vari vassalli per strappare confessioni e benefici ai conti di Muro Lucano. Nonostante ciò, la Terra di Ruoti fu ancora venduta ed i vassalli continuarono ad essere in contrasto con i feudatari. La situazione durò quasi un secolo, sicché nel 1794 i cittadini, riuniti in pubblico parlamento, richiesero la continuazione di quella causa che tendeva a far passare l’Università di Ruoti sotto il Regio Demanio, e che era stata abbandonata in seguito alle capitolazioni elargite da Zenobia Scaglione (proprietaria della Terra di Ruoti nel 1620).

ruoti 2Nel 1799 alle manifestazioni repubblicane aderì anche Ruoti. I cittadini proclamarono la Municipalità repubblicana, nominando presidente il sacerdote Gerardo Pisanti. Questi promise immediatamente la spartizione delle terre ed organizzò un reparto di armati. Tuttavia la Municipalità R. non durò a lungo, poiché le truppe realiste e le bande sanfediste dello Sciarpa soffocarono nel sangue anche la rivolta di Ruoti. Molti furono, in seguito, i delitti e le vendette contro coloro che avevano diffuso e fondato la Municipalità Repubblicana. L’estenuante repressione terminò nel 1808. Nel 1860 quasi tutto il paese aderì al movimento unitario e un folto gruppo di cittadini accorse a Potenza. Molti seguirono Pisanti nella battaglia tra Garibaldi ed i Borbonici sul Volturino. Il 9 aprile del 1861 un tentativo di restaurazione borbonica fu in breve soffocato dalla Guardia Nazionale al comando del medico Gerardo Salinardi. In seguito cessarono le lotte che gli amministratori di Ruoti avevano portato avanti per più di quattro secoli. Nel 1951 le leggi di Riforma Agraria spezzarono definitivamente sul piano economico i resti dell’ex feudo.

Chiesa matrice di San Nicola di Bari

ruoti chiesaGià in atti dell’8 aprile 1620 del notaio Masio di Avigliano e del 30 dicembre 1657 del notaio Grippo di Avigliano, la chiesa matrice di Ruoti viene indicata con il titolo di San Nicola. Per le epoche precedenti si conosce che la Feudataria Zenobia Scaglione fu seppellita in cornu Evangelii dell’altare maggiore della chiesa madre, ed effettivamente nel suddetto luogo, durante un riattamento eseguito verso il 1900, furono trovati resti di una sepoltura che andarono poi dispersi. Nel 1794 la vecchia chiesa, che per ampiezza era circa la metà dell’attuale, ma sita nello stesso luogo e con lo stesso orientamento, venne abbattuta, e la nuova fondazione, che incorporò la vecchia, venne inaugurata dal vescovo Serrao che vi portò la prima pietra. Le mura e la cupola, furono completate entro il 1805, mentre l’interno venne terminato entro il 1810. Su incarico del vescovo Serrao, l’architetto Magri, discepolo del Vanvitelli, redasse il progetto, mentre il direttore dei lavori fu il maestro Antonio Porcello, che morì cadendo dalla cupola nel 1802. L’altare maggiore della vecchia chiesa, dedicato a san Nicola, di pietra marmorea della locale Abetina (e che ora è situato sotto la statua del santo a sinistra dell’altare maggiore), secondo la tradizione fu sostituito dal Magri con un altare della cattedrale di Potenza, che lo stesso architetto aveva rifatto e conserva ancora i simboli vescovili (mitra e pastorale).

ruoti chiesa 2Potrebbe però, in mancanza di migliore documentazione, essere stato regalato dal vescovo Achille Caracciolo alla chiesa di Ruoti, mentre egli era vescovo di Potenza e la madre feudataria di Ruoti. Confrontando questo altare con quello della cappella della SS. Annunziata nella cattedrale di Napoli, di proprietà della famiglia Caracciolo, e ricordandosi che il vescovo Achille Caracciolo, tra il 1616 e il 1623, rifece la cattedrale di Potenza, si ha la netta impressione che i due altari siano della stessa mano. Nel secolo scorso ebbe una sovrastruttura che ha deformato alquanto la purezza della linea; nel 1960 fu spostato di due metri indietro e vi fu rifatto il piano e la balaustra. Di pietra marmorea dell’Abetina è anche l’altare prima dedicato a santa Filomena (più recentemente la statua è stata rifatta e dedicata a Sant’Agnese). Degna di nota, a fianco di questo altare, è una statua lignea di san Rocco del 1700 e un reliquario di notevole importanza. Particolare importanza, anche se sciupati dal tempo e da incrostazioni di polvere, hanno quattro dipinti di ignoto autore di scuola napoletana presumibilmente del 1650-1700. Tutti raffigurano in diversi atteggiamenti, la Madonna al centro e santi in venerazione e in preghiera.

ruoti san nicolaQuello a sinistra dell’entrata è incorniciato da quindici meravigliosi quadretti che raffigurano i misteri del rosario. Questi quattro quadri furono donati dalla famiglia Contaldi. Il campanile, preesistente alla nuova Chiesa, fu sopraelevato ed ultimato dopo il 1814, al tempo dell’arc. Vincenzo Caivano che, dandone l’esempio, sollecitò i cittadini di tutte le condizioni a trasportare pietre dalla “fiumara” di Ruoti. Il terremoto del 16 dicembre 1857 lo danneggiò tanto che si dovette ridurne l’altezza. Ora è di nuovo pericolante. Antecedente alla nuova costruzione, cioè del 1763, è la campana maggiore sulla quale vi è rappresentata la Madonna, san Nicola, sant’Antonio e il Redentore. Sulla campana media vi è rappresentato san Nicola ed una lucertola (tale campana fu fusa in località Calvario, mentre tutti i cittadini gettavano nella fusione oggetti d’oro e d’argento). Sulla campana piccolina, ora lesionata, v’è il nome del fondatore e la data: Gennaro Danisi. A.D. 1887. Nel 1971 è stato provveduto alla costruzione di una scala interna per accedere alla campana e all’orologio pubblico nonché all’impianto di riscaldamento ad aria calda.

L’abetina

Nelle vicinanze del paese è situata l’Abetina di Ruoti, segnalata dalla Società botanica italiana per la presenza dell’abete bianco ormai diventato una specie rara.

abeteIl bosco di Abetina è situato in territorio di Ruoti a circa 900 metri di altitudine, dista 14 km dal capoluogo di regione; 5 km dal centro abitato da Ruoti e 6 km dal centro abitato di Avigliano. Ricopre una superficie boschiva di 123 ettari. La piovosità media è circa 980 mm/anno, la temperatura è di circa 12 gradi centigradi, il suolo più mediamente profondo a tessitura argillosa e dotato di abbondante sostanza organica. Il termine “Abetina” individua una formazione boschiva in cui l’abete bianco (Abies Alba) rappresenta il 90% circa della popolazione. Questo era un termine adeguato per il popolamento di Ruoti che fino agli anni anteriori alla II guerra mondiale rappresentava uno dei maggiori nuclei di abetina spontanea italiana; il bosco di proprietà privata era rimasto inutilizzato e ciò aveva favorito la sua conservazione, tant’è che secondo i racconti della gente degli anni 30 il popolamento aveva dimensioni tali da consentire di attraversarlo completamente camminando sui rami. In passato, l’Abetina ricopriva le pendici nord – occidentali della montagna Li Foi di Ruoti e Picerno, giungendo a lambire il monte Carmine. Negli anni 1650 – 1700 l’Abetina di Ruoti costituiva la continuazione degli altri boschi del massiccio principale di Li Foi e propriamente dei boschi del Principe Ruffo e del comune di Ruoti, dai quali oggi è separato, per circa 2 km, da terreni a coltura agraria e pascolo, alternati a piccoli gruppi boscosi che attestano l’antica continuità del bosco Abetina col “Bosco Grande” attualmente di proprietà del comune di Ruoti e della Regione Basilicata.