Pescopagano

“L’amicizj s manten quan lu piat vai e ven. Quan lu piat s’è fermat l’amicizj è terminat” (L’amicizia si mantiene quando il piatto va e viene. L’amicizia finisce quando il piatto si ferma)

 

pescopaganoPescopagano ha un’estensione territoriale di 69 km(2) e presenta un territorio quasi totalmente montuoso. È il paese della Basilicata situato più ad ovest, ed è anche uno dei pochi centri in Basilicata che confina con due province (Avellino e Salerno). È attraversato dalla Via Appia Nuova (che nel centro abitato prende la denominazione di Via Nazionale), strada statale che collega Roma a Brindisi. Pescopagano si trova immerso nel verde, a picco su una rupe che domina tutta la valle dell’Ofanto; pertanto dal castello di Pescopagano si può godere di uno straordinario belvedere, con una vista che spazia per oltre 25 km nella valle sottostante.

Pescopagano funge da vero e proprio passante tra l’Irpinia e la Basilicata: nonostante sia posto geograficamente in Basilicata, tradizioni, origini storiche e forme dialettali soprattutto risentono della cultura irpina e campana in generale.

La storia

pescopagano_06Le sue origini sono molto antiche. I primi segni d’agglomerati umani si collocano intorno alle antichissime laure di questo territorio, vicino alle acque dei fiumi e dei ruscelli. Queste zone furono per molto tempo tormentate dalle guerre sannitiche, dalle spedizioni di Pirro e dalla guerra di Roma contro Annibale che aveva trovato a Conza un importante punto d’appoggio. Il territorio, nel 555 d.c., fu occupato dai Goti e poi dai Longobardi e tra il IX e X secolo fu più volte attaccato dai Saraceni. A causa loro, gli abitanti di Conza e dei casali vicini si rifugiarono sulla rocca più alta, ideale dal punto di vista strategico.

Il paese si chiamò Petra (macigno) Pagana (per la persistenza di un culto pagano documentato archeologicamente da idoli e iscrizioni dedicate al dio Silvano). Nell’867 i Saraceni costruirono un fortilizio. Nell’età normanno-sveva appartenne alla contea di Balvano. Nel 1278 il feudo fu dato da Carlo I d’Angiò a Raynaldo de Panzellis Gallico e nel 1331 passò a Filippo Stendardo. Successivamente fu donato alla regina Sancha d’Aragona, che a sua volta lo vendette a Mattia Gesualdo. Nel 1697 fu acquistato dai marchesi d’Andrea che lo mantennero fino all’eversione della feudalità.

PescopaganoL’avventura iniziata nei primi giorni del novembre 1861 da parte delle formazioni capitanate da Carmine Crocco, e da José Borjès per conquistare Potenza, si esaurì il 26 novembre a Pescopagano dove la resistenza opposta dalla guardia nazionale e dai cittadini ebbe ragione degli assalitori che subirono pesanti perdite. Come in altre occasioni non fu possibile evitare il parziale saccheggio del paese, ma i gregari di Crocco preoccupati sull’approssimarsi di truppe regolari e milizie mobili cercarono di disimpegnarsi e raggiungere a gruppi il bosco di Monticchio. Qui Crocco, inseguito dalla truppa, decise di dividere le sue formazioni in piccoli nuclei autonomi. Il Borjés ormai esautorato lasciò la Basilicata tentando di raggiungere Roma. L’11 gennaio 1862 il Consiglio Provinciale della Basilicata con apposita delibera dichiarò: “ Benemeriti della Patria…anche i cittadini di Pescopagano …che con tanto coraggio e tanto patriottismo seppero difendere le mura dei padri loro.” Questo “storico” riconoscimento fu rilasciato anche a Pietragalla, Avigliano e Bella.

Con la proclamazione della Repubblica Partenopea del 1799, Pescopagano divenne uno dei 14 cantoni del Dipartimento dell’Ofanto.

pescopagano_04Nel 1945 Pescopagano fu attaccato dalle truppe naziste in ritirata e dagli stessi alleati che cercavano di ostacolarne il ritorno verso il nord Italia. I bombardamenti fecero molte vittime civili e anche la Badia di San Lorenzo in Tufara e la località di Montecalvo, dove si erano rifugiato i pescopaganesi, subirono molti danni.

Fu il primo paese tra quelli dell’immediato circondario ad avere l’illuminazione pubblica sin dai primi del ‘900 (inoltre la centrale idroelettrica forniva energia ai comuni di Rapone, Ruvo del Monte, San Fele e altri paesi limitrofi) e l’ospedale (uno dei soli 4 centri di pronto soccorso presenti in Basilicata).

Anche Pescopagano subì il violento terremoto del 1980. È stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile il 9 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per atti di abnegazione dopo il terremoto dell’Irpinia.

Biblioteca comunale “Giovanni Pinto”

pescopagano_07Fin dal 1888 nel Comune è stata operante una biblioteca aperta al pubblico, grazie all’opera benefattrice del giureconsulto Giovanni Pinto, nato a Pescopagano il 15 gennaio 1802 e deceduto in Cerignola il 13 luglio 1888, il quale, in sua morte, effettuò un lascito testamentario oltremodo cospicuo, disponendo la creazione di un’Opera Pia sotto il titolo di ‘Pio Monte S. Giuseppe”; detto Ente morale doveva provvedere alla beneficenza ed alla pubblica istruzione in favore dei ceti meno abbienti, ed a tal fine era stata prevista la creazione di un orfanotrofio, di un ospizio per anziani, la costituzione di peculi dotali per il maritaggio delle giovani povere.

Al completamento del ciclo di istruzione elementare con la istituzione della 4ª e 5ª classe, oltre che di una scuola di istruzione professionale per giovanette; tra le opere realizzate con il lascito del fondatore dell’Opera Pia, venne istituita ed aperto al pubblico una Biblioteca la cui dotazione libraria era costituita in origine dai numerosissimi volumi lasciati dallo stesso benefattore ed arricchita nel corso del tempo, da altri lasciti e donazioni, fino a raggiungere le dimensione di oltre 2000 volumi; detta biblioteca è stata opportunamente frequentata da numerose generazioni, divenendo luogo di ritrovo e di elevazione e promozione culturale per un numero elevatissimo di giovani e di studenti.

pescopagano_05Fino a tutti gli anni ’50 del 1900, quando smise di funzionare per il venir meno di fondi dell’Opera Pia, per mancanza di personale e per la inattività del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Morale; successivamente, nella seconda metà degli anni ’70, l’Amministrazione Comunale provvide ad effettuare la catalogazione del patrimonio librario e ad ampliare sensibilmente il numero di volumi esistenti, ammodernandone la dotazione con numerosi testi di attualità, fino a pervenire alla sua nuova apertura negli storici locali della Biblioteca del Pio Monte in Via dott. Luca Araneo, 13, nell’anno 1979.

A seguito dei tragici eventi sismici del 23 novembre 1980, la Biblioteca venne momentaneamente chiusa per i danni subiti dallo storico immobile e dallo stesso patrimonio librario; in applicazione della Legge Regionale n. 18/’85, l’Ente Morale venne sciolto ed il suo patrimonio passò nella titolarità del Comune, ivi compreso l’intera dotazione libraria ed i beni immobili; nel 1994 la allora Amministrazione Comunale, dopo aver proceduto al restauro dei volumi superstiti ed a completare la ricostruzione dell’originario immobile sede della biblioteca, dispose il trasferimento della intera dotazione libraria, degli arredi e delle suppellettili all’interno della sede storica.

Dopo anni di oblio, silenzio e disinteresse, l’Amministrazione ha disposto che venisse completata la catalogazione dei libri esistenti in dotazione e si è determinata a provvedere alla riapertura definitiva al pubblico della Biblioteca Comunale in data 12 novembre 2002, dotandola di moderni servizi informatici e telematici, nonché del personale necessario alla tenuta ed alla distribuzione dei libri.

Chiesa di Montemauro

pescopagano_chiesa_200_200Il Santuario è posto ad una altezza di più di 1000 metri, sulla cima di un monte chiamato di Montemauro ambiente roccioso con vegetazione, alla distanza di circa 5 km dal centro abitato di Pescopagano. Ai piedi del monte scorre il torrente Ficocchia, affluente dell’Ofanto. La Vergine viene chiamata anche di Mauriello dal nome dell’omonimo casale scomparso all’interno del quale la chiesetta sarebbe sorta. Sino all’8 settembre 1976 Pescopagano ha fatto parte della Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, dopodiché è passato alla Diocesi di Melfi Rapolla e Venosa.

Maggio era nell’antichità il mese in cui feste e riti a carattere propiziatorio salutavano l’ingresso della primavera; cadevano, infatti, in questo periodo le feste consacrate alle dee della fertilità e della fecondità. Per questo la chiesa si sforzò di sostituire a questi culti quelli della Mater Magna cristiana. Non è testimoniato qui l’uso dei “maggi”, che diede vita alle feste medioevali delle Calendimaggio, da cui gli usi odierni direttamente derivano; oppure delle primitive cerimonie pagane, che celebravano il ritorno della primavera con riti diversi, quali la tradizione del “Piantar di maggio”. Il mese qui non sembra godere affatto del clima festivo che pervade altri paesi; è contrassegnato, anzi, da frequenti pellegrinaggi penitenziali al santuario che sorge sul cocuzzolo di Montemauro. La chiesetta più volte ristrutturata, risale probabilmente all’XI o XII secolo e secondo lo storico locale G. Bruno, sarebbe menzionata nella Bolla inviata da Papa Innocenzo III all’Arcivescovo di Conza Pantaleone, il 3 novembre 1200, allo scopo di precisare alcune questioni attinenti ai possedimenti ecclesiastici dell’Arcidiocesi.

Palazzi

pescopagano_02Nel centro storico si notano numerosi edifici gentilizi: Buldo, Marchesale, Santoro, Tullio costruiti nel Sette-Ottocento di stile neoclassico, con portali in pietra lavorata e raffinatamente decorata. Il Palazzo Pascale fu costruito sopra un complesso medioevale preesistente e, nella parte orientale è ancora visibile uno dei torrioni delle antiche mura. Architettonicamente caratteristico è in Via Nazionale, il complesso dei due palazzi Laviano, uno dei quali disegnato, insieme all’annesso parco (interamente edificato negli anni 70), dal Piacentini. Da menzionare il palazzo Scioscia: di severa architettura neoclassica, con una disposizione planimetrica rettangolare, segue la pendenza di via Plebiscito e si impone, grazie alla sua posizione, come indiscusso elemento sul proscenio di Piazza Sibilla.

Il Palazzo del Municipio, è un edificio moderno costruito nel 1920. La facciata è stata in parte modificata dopo il restauro in seguito al terremoto del 1980. Nel vasto piazzale antistante ci sono, sopra una colonnina in pietra locale, la scultura in marmo di Carrara della Madonna, il Monumento ai caduti, una fontana (ultimi anni dell’Ottocento) e un Monumento dedicato a coloro che perirono durante il terremoto del 1980.