Castelgrande

“A la Cannlor’ la vrnata è for’. Ma ric’ la vecchia ardita: La vrnata è for’ a Sant’Vit’” (Alla Candelora – 15 febbraio – l’inverno è finito. Ma dice la vecchia ardita: l’inverno è finito alla festa di San Vito – 15 giugno)

 

Castelgrande,_Potenza,_ItalyArroccato a 950 m s.l.m. è posto nella parte nord-occidentale della provincia al confine con la parte nord-orientale della provincia di Salerno. Confina con i comuni di: Muro Lucano e Pescopagano (11 km), Rapone (12 km), Laviano (SA) (14 km) e San Fele (20 km). Dista 59 km da Potenza e 157 km dall’altra provincia lucana di Matera.

La storia

Castelgrande ha ripetutamente cambiato il proprio nome nel corso della sua storia. I documenti più antichi che si conoscono usano la denominazione Castrum de Grandis, con la variante Castellum de Grandis. Si rinvengono anche documenti ove il Comune è indicato come Terra Castri Grandis. In un atto notarile del 1472, poi, il paese fu designato come Castrum Magnum e di seguito, in altri atti notarili del 1619 e del 1684, la denominazione diviene Terrae Castri Magni. Fin qui i nomi latini. In italiano, si passa da Castelgrande a Castello Grande o Castellograndi. Un altro appellativo usato per indicare il paese è Castelgrandine e fu in vigore dal 1656 al 1803, pur con le varianti di Castel di Grandine, Castello di Grandine, Castelgrandino e, infine, Castello de Grandine. Quanto al significato del nome di Castelgrande, l’opinione di Don Francesco Masi, autore del testo Castrum de Grandis – Castelgrande è quella che identifica il paese come Castello appartenente alla Famiglia De Grandis.

Le notizie, circa le origini di Castelgrande, sono poche ed incerte. La prima menzione risale al 1239, quando Federico II impartì disposizioni per la manutenzione dei castelli. Gli uomini di “Castellum de Grandis” erano tenuti alla manutenzione del castello di Pescopagano.

Durante la rivolta anti spagnola del 1648, a capo degli insorti c’era un castelgrandese, Matteo Cristiano. Sotto il suo comando, prima che si arrendesse al fato avverso, tutta la Basilicata e parte della Puglia erano state sottratte al giogo spagnolo. Nel 1653 fu catturato in Abruzzo e il 23 agosto dello stesso anno a Napoli fu “decollato”. Il 23 agosto 1913, il municipio di Castelgrande appose una lapide sulla casa avita ed intitolò, a suo nome, la piazzetta antistante.

Nel 1657 la peste colpì anche Castelgrande: dei 1850 abitanti, stando ai registri parrocchiali, ne morirono circa 1200.

Nel 1799 anche a Castelgrande, dopo tragici avvenimenti, venne piantato l’albero della libertà. Antonio Cecina, che in seno alla Municipalità rappresentava la corrente radicale, organizzò una manifestazione popolare contro l’atteggiamento del sindaco Vincenzo Melillo che si opponeva alla divisione delle terre demaniali. La manifestazione degenerò e il sindaco fu ucciso insieme ad altre quattro persone. L’11 marzo del detto anno fu costituita una nuova Municipalità, costituita tutta da uomini appartenenti alla corrente radicale che si prefiggevano di risolvere la questione delle terre demaniali. Il 10 maggio, però, le truppe sanfediste, provenienti da Pescopagano, al comando Sciarpa, presero Castelgande e saccheggiarono le case degli esponenti rivoluzionari.

CastelgrandeA cavallo tra i secoli XIX e XX, per ben ventisei anni, fu a capo dell’amministrazione comunale Potito De Sanctis. Nel 1923, con l’avvento del regime fascista, rassegnò definitivamente le dimissioni. Numerose le opere di ammodernamento da lui fatte realizzare: si segnala, nel 1891, l’installazione, a Castelgrande, del telegrafo e nel 1897 l’ultimazione del nuovo cimitero. In quel periodo furono anche progettati l’acquedotto comunale e l’edificio scolastico, il quale ultimo vedrà la luce solo cinquanta anni dopo. Durante il mandato De Sanctis, fu altresì realizzato l’impianto di pubblica illuminazione. Nel 1956, un comitato presieduto dal prof Aniello De Sanctis lo commemorò e fu scoperta una lapide in Largo Municipio che divenne “Piazzetta Potito De Sanctis”.

L’osservatorio astronomico

castelgrande_02Arroccato sulle alture del Subappennino lucano, in bella posizione completamente esposto a mezzogiorno, Castelgrande domina la valle del Marmo, dalle cui nebbie si lascia, talvolta, solo lambire, quasi mai avvolgere. Solo raramente, infatti, la nebbia sale ad offuscare il cielo più terso d’Italia.

Di questa eccezionale particolarità del cielo castelgrandese sapevano gli astronomi che, sul finire degli anni sessanta, scelsero Castelgrande quale sede dell’osservatorio astronomico nazionale. Il posto era davvero interessante per le osservazioni del cielo, e, già nei primi anni settanta, un gruppo di astronomi, provenienti dall’osservatorio astronomico di Edimburgo, installò, in località Palazzulo, un piccolo telescopio. Di lì a poco, un altro gruppo di studiosi, provenienti, questa volta da Arcetri (FI) andò ad installarsi sul Monte Toppo. Dopo i primi entusiasmi seguirono anni di oblio. Successivamente, il progetto è stato ripreso, seppur notevolmente ridimensionato. La fase di “rodaggio” è giunta al termine e l’attività di ricerca scientifica vera e propria è iniziata ad ottobre 2008.

la-struttura-dell-osservatorio-astronomico-di-castelgrandePresso l’Osservatorio ha sede il SINGAO (Southern Italy Neutrino and Gamma Observatory), il primo centro internazionale in Italia per esperimenti in astrofisica. L’osservatorio attualmente ospita un telescopio altazimutale con uno specchio di 160 cm di diametro e dotato di ottica adattiva. La struttura scientifica è gestita dall’Osservatorio astronomico di Capodimonte (Napoli).

Il Parco dei Colori

Il Parco dei Colori è dedicato al sommo botanico castelgrandese Guglielmo Gasparrini (Castelgrande, 1803 – Napoli, 1866). Ideato e progettato dal prof. Renato Spicciarelli, docente dell’Università degli Studi della Basilicata e profondo conoscitore del valore scientifico dell’opera scientifica di Gasparrini, il parco si estende su una superficie di circa 2 ettari in località Coppolo. In quest’area confluiscono habitat naturali molto diversi tra loro. Vista dall’alto assume i contorni di una foglia con una nervatura centrale che si identifica nell’impluvio principale del terreno. A metà circa di tale nervatura è stata collocata la “goccia di rugiada”, la Butterfly House, una grande semisfera trasparente all’interno della quale una vegetazione lussureggiante ospita farfalle provenienti da tutto il mondo.