Bella

“Na bòtte a ru richie e nate a ru tumbagne” (Una botta al cerchio e una alla tavola di legno usata per stendere la pasta)

 

BellaBella sorge a 662 m s.l.m. nella parte nord-occidentale della provincia di Potenza, sulle propaggini orientali dell’Appennino Lucano (versante adriatico), su una collina posta al centro di due fiumare e alle pendici dell’isolato Monte Santa Croce.

Confina con i comuni di: Muro Lucano (11 km), San Fele (15 km), Baragiano (16 km), Balvano (21 km), Ruoti (25 km), Atella(26 km) e Avigliano (27 km). Dista 46 km da Potenza e 144 km dall’altra provincia lucana Matera. Il territorio si estende per 99,6 km² e raggiunge la massima altitudine col Monte Santa Croce (m. 1425 slm) e la minima in corrispondenza dello frazione denominata Scalo Bella – Muro (m. 362 slm).

 La storia

bella_01Ci sono varie ipotesi sull’etimologia del nome Bella. Secondo una prima ipotesi il toponimo deriva da Abella, antica città d’origine osca; secondo una seconda il nome deriverebbe da Aperula o Aburela, piccola città dei cinghiali, o dal latino labellum, piccolo catino.

Il piccolo comune di Bella ha origini medievali. Fondata da popolazioni osco-lucane, si inizia a sviluppare nel periodo normanno-svevo e la sua crescita continua fino al periodo del Rinascimento. Numerosi sono i reperti archeologici ritrovati nelle contrade Pietrascritta, Santa Sofia, Sant’Antonio dei Casilini (tombe, utensili, monete, stele funerarie con iscrizioni, frammenti di vasi e tracce di mura romane, resti di antiche costruzioni) che testimoniano l’esistenza d’antichi borghi sparsi sul territorio bellese.

Bella subì numerose devastazioni ad opera di popoli invasori come gli Angioini. Il suo sviluppo cominciò in età normanno-sveva per culminare nel periodo del Rinascimento. Fu feudo dei Ferrante d’Alarcon, degli Alemode Mendoza, dei Carafa ed infine dei Caracciolo Torella. Il XVII secolo visse un periodo di povertà dovuto alle carestie, alla peste e al disastroso terremoto del 1694. Nel secolo successivo si verificò la ripresa, ma si ricorda la strage di 29 cittadini, nei moti del 1799. La seconda metà dell’Ottocento fu caratterizzata dall’invasione dei briganti e dal fenomeno dell’emigrazione che continuò anche nella prima metà del Novecento. Il terremoto del 1980 recò molti danni, ma attualmente il paese è quasi completamente ricostruito.

Cultura

Bella-9Bella ha dato i natali ad una delle prime radio libere della Lucania: Cooperativa Radio Bella, con sede in Via Mazzini. Fondata nel 1978, Radio Bella trasmise fino agli anni ’90 sui 97,6 MHz, 99,5 MHz e 100,100 MHz coprendo i comuni di Bella, Ruoti, Baragiano, Picerno, Castelgrande, Muro Lucano, Buccino, S. Gregorio Magno, Tito, Satriano di Lucania, Sasso di Castalda.

A Bella nel 2007 è stato ideato il film Mineurs, minatori & minori, di Fulvio Wetzl, che vi ha anche vissuto per qualche anno. Vi hanno partecipato molti dei ragazzi protagonisti nativi di Bella, Walter Golia (Armando), Tiziano Murano (Egidio), Rossana Santoro (Ilaria), Titti Lanzetta, Pietro Forgione. Sono state girate anche alcune scene, nell’autentico studio medico in Casa Ferrone, rimasto intatto nell’arredamento, risalente agli anni ’50.

Monumenti

bella chiesa madreLa Chiesa Madre è molto antica. Sotto il suo pavimento si seppellivano i morti. Ha dieci altari, quattro campane, di cui una di notevoli proporzioni, tutte fuse nel XIX secolo. Ha una pregiata statua lignea di San Giuseppe, scolpita nel XVII secolo; una pregevole croce astata d’argento del peso di otto rotoli, mirabilmente scolpita; due dipinti, su tela, raffiguranti l’Assunta – titolo della Chiesa – e una Madonna fra i Santi. Ha, in un’apposita cappellina, i resti del martire San Pio e una teca contenente il suo sangue. Nel campanile ha un orologio a quattro quadranti.

La Chiesa di S. Maria delle Grazie è stata ricostruita nel 1539, essa è molto antica. E’ stata sempre danneggiata dai terremoti, anche da quello dell’80, motivo per cui è stata riassestata da poco. Ha cinque altari, il maggiore, ottocentesco, in marmo, molto bello, e tre altri, in pietra intarsiata, del ‘700. Una grande icona dietro l’altare maggiore ha dipinti alla maniera raffaellesca. Nella chiesa ci sono anche un affresco cinquecentesco che richiama la citata cona e la precede nel tempo; un quadro di Cristiano Danona è dell’ultimo decennio del XVI secolo; una cornice lignea intorno alla nicchia dell’altare della Croce, databile al secolo XVI, riabilmente e minuziosamente intagliata. Uno degli altari anticamente era dedicato alla Madonna della neve, protettrice contro i terremoti.